Viaggio nella cultura popolare della povera campagna veneta ai primi del ’900 con protagonisti un giovane contadino e un prete con la passione di scrutare il tempo

Chi di noi non ha un sogno nel cassetto? Sicuramente in tanti. Quello di Claudio Barolo, 55 anni di Noventa Vicentina, paese che si trova a sud della provincia di Vicenza è quello di veder realizzato un film lungometraggio in lingua veneta tratto dalla storia che ha scritto appositamente, ossia una sceneggiatura cinematografica in dialetto vicentino, un desiderio che dura da 20 anni e per il quale chiede aiuto anche a tutti i veneti sparsi per il mondo. Non è un professionista del settore cinema, di mestiere fa l’impiegato in un’azienda commerciale della zona. “Sono da sempre appassionato del territorio dove vivo – spiega Barolo – e lavorando nella redazione giornalistica di una tv privata locale di Noventa Vicentina, a cavallo tra gli anni ’90 e il 2005, ho avuto molte occasioni di poterlo raccontare. E’ qui che ho maturato l’idea di costruire una storia per il cinema che parlasse del mondo agricolo e della sua civiltà contadina ormai scomparsa, che è stata la base dello sviluppo del nostro territorio veneto che tutt’oggi vediamo. Ma che parlasse anche del tempo atmosferico legato alle credenze popolari agresti. Memore delle storie di carriole parlanti e di streghe che mi raccontava da bambino la nonna materna quando andavo a farle visita; poi la scoperta di 2 interessanti personaggi del territorio realmente esistiti a metà ’800, ossia dell’abate Antonio Masenello di Noventa Vicentina e di Giovanni Spello di Pojana Maggiore, autori insieme del famoso foglio annuale di previsioni meteorologiche conosciuto col nome di “Lunario”; la passione per il mondo agricolo di una volta trasmessami da due collaboratori della televisione dove lavoravo… Tutti elementi che mi hanno fornito gli spunti per iniziare ad elaborare una storia.” Le prime ricerche sulla civiltà contadina veneta iniziano nel 1998 consultando numerosi libri di diversi autori: “mettendoli uniti saranno stati lunghi un paio di metri – racconta Claudio – e poi la ricerca alla biblioteca Bertoliana di Vicenza degli scritti del Masenello. Dopo un anno di lettura e selezione del materiale è iniziata la stesura della storia, scrivendola di sera dopo le giornate di lavoro e nei fine settimana. Man mano che proseguivo il racconto sentivo che mi stavo avvicinando sempre di più verso la fine. Dopo un anno di elaborazione e di molti ripensamenti, nel dicembre del 1999, la prima stesura della sceneggiatura lungometraggio era pronta”. Però prima di proporla alle varie case di produzione italiane, cosa che ha fatto in seguito ma senza successo, l’autore ha voluto testare la validità.

“Per avere una opinione sulla validità del contenuto – ci spiega Barolo – nel gennaio del 2000 la inviai al professore universitario di Padova Manlio Cortelazzo, grande esperto di lingua veneta e autore di numerose pubblicazioni a riguardo, e mi rispose nella sua lettera che conservo tutt’oggi: “Mi auguro che tutti lo possano vedere”. Anni fa inviai una copia al compianto Lino Toffolo a casa sua a Murano perché ritenevo che la parte di un personaggio co-protagonista potesse essere ben interpretata da lui. Dopo circa un mese mi telefonò per complimentarsi con la storia che gli piacque molto, sia per il contenuto che per la forma, e che si rendeva disponibile ad interpretarla dietro compenso, no gratis. Mi chiese persino se io ero un professionista sceneggiatore, perché ben scritta… Cosa che non sono.” Nel corso degli anni è rimasta nel cassetto ed ogni tanto vi apportava qualche modifica. La stesura finale avviene nel mese di giugno 2020 col titolo: I FIGLI DEL TEMPO.

I protagonisti del film sono un giovane contadino analfabeta di 22 anni che vive coi genitori che si chiama MARCO e un prete letterato e studioso che nel corso della storia avrà due diverse età, 75 anni all’inizio e alla fine, mentre durante la narrazione ha 58 anni: Si chiama Don Angelo. Entrambi hanno la passione di scrutare il tempo, seppur ognuno a proprio modo, e trarne le dovute previsioni: sono due personaggi realmente esistiti ai quali l’autore si è liberamente ispirato per trarne una storia originale. Il loro incontro darà vita al famoso foglio meglio noto col nome di “Lunario”, ossia un calendario annuale con le previsioni atmosferiche del periodo, le fasi lunari e i Santi del giorno. Sarà lo stesso prete a raccontare i bei momenti lì vissuti, tornato a distanza di anni nello stesso luogo dove ha svolto l’attività pastorale e sarà egli stesso che insegnerà al ragazzo a leggere e scrivere ed egli a sua volta insegnerà a leggere ai contadini. Durante lo scorrere della storia il giovane protagonista si innamora di una coetanea del luogo, costretta per esigenze familiari a lavorare in casa di un ricco possidente, subendo continue molestie e prepotenze dell’uomo, arrivando perfino ad abusare di lei davanti agli occhi del giovane innamorato inerme. Ma una notte egli morirà tra le fiamme dell’incendio scoppiato in un campo di grano e la ragazza tornerà a casa libera. I due giovani si sposano e nasce una bambina. Ma un’estate particolarmente torrida e siccitosa sarà la causa dell’epidemia del colera con la morte dei contadini della zona, compreso il giovane protagonista e la sua famiglia. E’ un finale che presenta parecchie analogie a certe tragiche situazioni create dal coronavirus rendendo il film molto attuale. A fare da corollario alla storia ci sono numerose scene divertenti come quella dei 2 anziani coniugi alle prese con una gallina per sapere chi dei 2 morirà per primo, la corsa coi sacchi con la rovinosa caduta del protagonista su un escremento di mucca, la storia della carriola parlante, il furto dei salami; ci sono poi momenti di tensione drammatica come ad esempio il possidente terriero che abusa della giovane fidanzata del protagonista nella stalla davanti a lui e che poi morirà tra le fiamme del campo di grano che sta bruciando, la morte dei contadini al lazzaretto a causa del colera; non mancano i momenti di tenerezza tra il nostro giovane e la sua coetanea coi loro desideri di avere una famiglia e i racconti dei loro sogni (come la luna tenuta legata dalla lunga corda e la passeggiata fatta da entrambi su di essa); i racconti misteriosi, come il furto della camicia alle streghe, in cui emergono saggezza e credenze popolari legate ad una radicata religiosità; scene curiose come la ragazza che si rigira forsennata sull’erba umida di rugiada per guarire dalla rogna e la spiegazione sulle costellazioni dell’Orsa Maggiore e Minore. Il susseguirsi di situazioni e personaggi talvolta curiosi (come il poeta questuante Torototèla) ed un linguaggio semplice ed immediato seppur in dialetto vicentino nel quale emerge la saggezza popolare della gente contadina con scene e dialoghi privi di volgarità, rendono il film molto fluido e variegato e adatto al pubblico di ogni età, sia cinematografico che televisivo (si potrebbero ricavare 2 puntate), di facile comprensione, senza bisogno di sottotitoli. Al momento però la storia è solo scritta su carta. “In questo periodo di fine 2020 sto cercando una casa di produzione cinematografica possibilmente veneta che sia interessata alla realizzazione e che faccia da capofila per attrarre altre case di produzione. Inoltre, essendo il film di contenuto culturale, si spera di ottenere dei finanziamenti pubblici, confidando in primis nella Regione Veneto. Però se arrivassero anche dei liberi contributi da cittadini e da imprenditori col sangue veneto di ogni parte del mondo che credono nella bontà di questo progetto… sarebbe fantastico. E sarebbe altrettanto fantastico se magari i vari circoli veneti sparsi nel mondo potessero essere d’aiuto in loco collaborando alla promozione e alla visione pubblica del film nei modi che ognuno riterrà più opportuno (organizzando proiezioni al cinema, nelle scuole, nelle piazze…) e che studieremo insieme: lo scopo è quello di racimolare più soldi possibile per sostenere i costi di produzione. Sicuramente il film non verrà realizzato in pellicola ma in formato digitale e così le copie saranno spedite sottoforma di dischetto dvd.

“Il progetto sarà tutto ”Made in Veneto“ – ci tiene a precisare Claudio Barolo: – il territorio dove sarà girato, l’autore della sceneggiatura, il regista e tutta la troupe tecnica, gli attori e le comparse. L’anno 2021 sarà dedicato alla progettazione (in attesa che passi la pandemia del coronavirus) e si spera verso fine anno di iniziare le riprese. Il progetto è ambizioso ed unendo insieme l’aiuto di tanti veneti ci riusciremo – conclude l’autore – E’ un film che voglio dedicare a tutti coloro che vanno orgogliosi delle proprie radici venete, affinché possano tramandare alle nuove generazioni il grande patrimonio di saggezza, di storia e di cultura della nostra regione.”